Silente geometrico

logo_vareseCOMUNICATO STAMPA

Dal 12 al 27 ottobre 2013 lo spazio espositivo di Villa Baragiola di Varese ospiterà la personale “Silente geometrico” della varesina Franca D’Alfonso. La mostra è curata da Lorenzo Mortara.

Gli orari della mostra hanno subito delle variazioni rispetto a quelli publicati nelle locandine, ecco gli orari aggiornati:

Venerdì: 15.30 / 17.30
Sabato / Domenica: 10.30 / 12.30 – 15.30 / 18.30

INAUGURAZIONE

Sabato 12 ottobre alle 16.30

Villa Baragiola

Via F. Caracciolo, 46 – Varese


Una sensazione di quiete, di serenità e di compiutezza raggiunge l’osservatore, o così dovrebbe essere, appena il suo sguardo si volge alla visione delle geometrie di smalti ad acqua, tenui e soffusi, su carta intelata e su tela, di Franca D’Alfonso. O almeno così succede a me, mentre metto a riposo il lavorio di raziocinio e logica per abbracciare il sentimento del fluido delle forme e dei colori, lasciandomi guidare dall’intuizione e da qualche breve titolo, come per esempio: “Nevicata”, “Corrispondenze”, “Alba”, “Viaggio in treno”, “La prima rondine” e “Temporale”.

Il corpo deve essere come un involucro agile e leggero dell’anima, sembra dirci la pittrice varesina coi suoi lavori, ed è solo così e grazie all’occhio della mente e alla pratica del volo – educare la mente a farsi nuvola (Controluce, G. Mortara) –, che Franca D’Alfonso riesce a proiettare e sviluppare temi e fantasie geometriche, specchi del suo vissuto e sogno del tempo che verrà, in armonia con i colori sapienti e avvolgenti del suo presente: azzurri, marroni, grigi, verdi, rossi, gialli, neri e altri. Sentimento che è in sintonia con le sue esitazioni, i suoi slanci, i suoi fremiti e le sue dolcezze.

 

È come un continuo sperimentare, un viaggio inarrestabile per l’artista, e da quando l’ha intrapreso non intravvede più la fine, perché c’è solo l’ebbrezza e il desiderio di continuità nel disegnare, nell’inventare e nell’improvvisare, come se fosse sempre il primo giorno del disegno e della pittura, da quando ragazzina prese matite e pennelli. Una vera necessità interiore, riflesso dell’imperativo categorico di Kandinskij.

I colori e tutte le loro manifestazioni e contaminazioni sono stati da sempre al centro del suo interesse e della sua ricerca. Autodidatta, successivamente entra a far parte di alcune associazioni di pittori e partecipa a numerose mostre collettive. Ma la sua vera maturazione artistica si manifesta a partire dal 2010 quando – grazie al prof. Pierantonio Verga che la segue all’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” di Como –  la sua pittura inizia un nuovo percorso, caratterizzato dal definitivo abbandono di ogni elemento figurativo e da un’espressività più libera, basata sul cromatismo delle forme geometriche.

 

Le sue opere prendono slancio dallo studio dei lavori di Kandinskij, di Mondrian e di Malevič, maestri storici dell’Astrattismo, ma anche da artisti più vicini nel tempo e nello spazio, quali Italo Valenti, Silvano Bozzolini e Alberto Magnelli. Per l’artista contemplare i loro lavori è come un’infatuazione, una malia, per poter così entrare in perfetta empatia nel loro segno e nella loro fantasia leggera, rarefatta, quasi come una melodia.

Così come Böcklin affermava di un’opera d’arte, che per essere giusta deve essere come una grande improvvisazione, e cioè che meditazione, costruzione, composizione preliminare non sono uno stadio in funzione di un fine, perché il fine deve risultare inaspettato all’artista stesso, così D’Alfonso in questo viaggio nel mondo dei colori e del paesaggio geometrico che ha dentro di sé, si confronta continuamente coi sentimenti, le gioie del qui e ora, ma anche con le nostalgie e le difficoltà del vivere del momento. Nelle sue opere però l’orizzonte metafisico è sempre chiaro e nitido e di equilibrio cercato e raggiunto, messaggero di profonda armonia e di speranza nell’avvenire.

Le sue metamorfosi di figure rettilinee continue, o curve, o triangolari, ci conducono in una dimensione di sogno e di tempo sospeso come di magia: stessa sensazione di estrema meraviglia e di stupore che il viaggiatore di Jodorowsky deve avere sperimentato quando si fermò e guardò alle sue spalle e si accorse che la strada era intatta, e allora si rese conto che le sue impronte non lo seguivano, ma lo precedevano. Come un incanto del tempo, un viaggio nell’atemporalità del segno geometrico, la visione di queste opere di Franca D’Alfonso, che si fonde con i toni complementari di colori caldi e freddi in perfetto equilibrio, simbolo di un cammino limpido, sereno e silenzioso verso il centro dell’anima e del sé interiore.

 

Lorenzo Mortara (Proartile) luglio 2013